ROMA- Lo scandalo (l’ennesimo) che ha costretto alle dimissioni un membro del Governo (Federica Guidi) ci induce a riflettere sulla caducità della politica in Italia, sulla sua fragilità, sulla sua sensibilità speculativa nei riguardi di scandali, corruzione, familismo. La fragilità della coalizione è lo specchio della fragilità della compagine attuale, ricca più che di personalità specifiche e di competenze e di merito, di legami regionali se non addirittura metropolitani con il Premier. E utilizzando questa espressione (Premier) ci accorgiamo come il mainstream politico nostrano più in generale sia lontano da quel valore e dalle quelle attribuzioni alte di cui ci sarebbe bisogno per uscire dal guado di una crisi che è insieme morale, culturale ed economica. L’uso della parola “statista” nell’attualità  è un autentico abuso. Chi sono gli statisti di cui ricordarsi? Berlinguer, Moro, risalendo più indietro De Gasperi. E, nell’agone internazionale, Adenaur, De Gaulle se non addirittura Churchill. Non c’è bisogno di profeti né di eroi ma c’è tanto bisogno di statisti. Evochiamo il tema ora che si dibatte sull’identità del sindaco di Roma.E citiamo un esempio per tutti i candidati in lizza: Petroselli, viterbese di nascita, romano di adozione. Un uomo semplice, spartano, pratico, incorrotto. Basterebbe ripercorrere quelle orme.

DANIELE POTO

Daniele Poto <da.poto@tiscali.it>