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Felipe Anderson e Keita hanno finalmente preso per mano la Lazio, trascinandola con le loro giocate nelle zone alte della classifica. Inzaghi si gode le sue frecce offensive del 4-3-3, un modulo che, a differenza di quello che prevede la difesa a 3, permette ai giovani talenti dell’attacco di esprimersi al meglio. Classe 1993 il brasiliano, fenomeno a giorni alterni, rivitalizzato dalla medaglia d’oro vinta alle Olimpiadi che sa tanto di riscatto dopo un’annata negativa. Due anni in meno invece per Keita, un ’95 protagonista di un’estate a dir poco tormentata: prima l’assenza al ritiro di Auronzo di Cadore (corredata da una polemica aspra nei confronti della società), poi la finta pace e il caso dell’infortunio simulato. Fino al ritorno in campo e ad un ruolo da protagonista che ora sembra calzargli a pennello: due gol nelle ultime due uscite da titolare, i tifosi lo adorano e il tecnico Inzaghi pare averlo perdonato. Insomma, ora la Lazio ha davvero tutto per far bene: senza coppe e impegni infrasettimanali ha una squadra giovane e ricca di entusiasmo, con un attacco tutto fantasia ed estro, a cui si aggiunge Ciro Immobile, l’uomo del momento dopo la doppietta in Nazionale che ha salvato l’Italia dalla figuraccia contro la Macedonia. C’è solo un problema e parlando di futuro non è affatto trascurabile: se per Felipe è ancora presto parlare di rinnovo (scadenza 2020), Keita sta decidendo il suo futuro e con un accordo che termina nel 2018 (l’anno prossimo inizierebbe la sua ultima stagione in biancoceleste) ci sono seri rischi di perderlo. Le big si affacciano e fanno pressioni, anche se conoscendo la sua situazione (con relative problematiche nel passato recente) nessuno offrirà cifre folli per portarlo via da Roma, considerando la seria possibilità di tesserarlo a parametro zero tra non molto. Sta alla Lazio valutare come e quando tentare di riavvicinarsi una volta per tutte al gioiello senegalese. Anche se il responsabile della comunicazione, Diaconale, è stato chiaro in un’intervista rilasciata a Radio Olympia, in cui si è parlato anche del futuro del giocatore: “La società non può piegarsi ad ogni pretesa” ha sentenziato. Per mettere Keita ancora di più al centro del progetto Lazio serve però un punto di incontro comune e un passo indietro da entrambe le parti.

Giorgio Marota