IL ROSATELLUM HA AFFOSSATO OGNI POSSIBILE COALIZIONE(POTO)
I DISASTRI CREATI DA UNA LEGGE CANAGLIA
ROMA-Il rito vuoto delle consultazioni senza polpa ha aumentato il disgusto e/o la nausea degli italiani per il sistema della politica. Chi ha imbozzolato il Paese in due mesi di nulla è il Rosatellum, una legge fatta apposta per paralizzare la creazione di una qualunque coalizione governativa. Sarebbero bastati i sondaggi di qualunque tendenza per capire che con le premesse di quell’in put né la destra, né il centro sinistra e tanto meno il Movimento Cinque Stelle avrebbero mai potuto scalare l’Everest del 40%. Chi è stato responsabile di quel disastro ora dovrebbe essere chiamato a pagare (dalla Corte dei Conti?) il danno istituzionale se non erariale creato agli italiani. Danno ora dal punto di vista antropologico-sociologico difficilmente riparabile. Già le votazioni per il Governatore del Friuli hanno mostrato la disaffezione alla pratica democratica. Qualunque successivo tipo di consultazioni elettorali scenderebbe sotto la soglia già asfittica centrata il 4 marzo. Mettetevi nei panni dell’elettore che non ha visto virato il proprio voto nella fuffa di due mesi senza costrutto. Scriviamo di una politica senza passione, senza capo né coda mentre spariscono dall’attualità legislativa provvedimenti come lo ius soli, il reddito di cittadinanza, la web tax, che erano capisaldi delle varie proposte e ora sono sostituiti dalle beghe spicciole, quasi correntizie, tra i partiti. Una delusione profonda di un Paese deluso con cittadini insieme amareggiati e rancorosi che non hanno visti cancellati neanche i vitalizi, il marchio di fabbrica di una casta immarcescibile. C’è la tentazione del cupio dissolvi a cui realisticamente deve opporsi il Capo dello Stato Mattarella, peraltro impotente anche egli di fronte a tanto disastro. Mafie, corruzione, povertà diffusa, corruzione sono problemi endemici dell’Italia. Che possono ancora aspettare. Perché i partiti prima di tutto pensano alla propria sopravvivenza e al proprio spazio di manovra.
DANIELE POTO