Redditodicittadinanza: SOLO ITALIA E GRECIA NON LO HANNO! (POTO)
ROMA-Secondo il Movimento Cinque Stelle il reddito di cittadinanza imporrebbe una spesa compresa tra i 15 e i 17 miliardi, invece per l’Inps e il suo presidente Boeri l’esborso sarebbe pari a 35 miliardi. Questo “straordinario” per l’economista Perotti, già sfortunato interprete di una spending review tutta renziana, si collocherebbe all’interno di scoperture pari a 60 miliardi secondo il programma del movimento ormai partito vincente nelle ultime elezioni politiche. E l’economista Becchi con toni abbastanza volgari dagli schermi televisivi, con impeto, aggiunge: “E chi se ne frega delle coperture!”. Dove sta la giusta quadra? Il reddito di cittadinanza e suoi derivati è stato adottato dai tutti i paesi civili dell’Unione Europea. All’appello mancano solo Grecia e Italia. Quindi non sembra uno spregiudicato bluff elettoralistico ma una ragionata mossa comunitaria. Senonché di fronte alle obiezioni che, guarda caso, vengono soprattutto da chi ha già un lavoro consolidato, Di Maio è in frenata quasi che fosse un argomento scabroso, problematico, che porta via consenso nei sondaggi. Si può diversamente modulare il provvedimento (che, ricordiamolo, nella passata legislatura, in fase d’avvio, era stato proposto con diverse formulazioni d’investimento e diversa semantica dal Pd e da Sel) ma la sua indispensabilità e ragionevolezza ci pare indubitabile come principale misura di fronte alla povertà e all’acclarata impossibilità dello Stato di aumentare il numero dei 23 milioni di lavoratori attualmente in servizio (di cui un terzo a tempo, contrattualizzati per giorni, settimane o mesi). Se il lavoro non c’è (amaramente chi dà lavoro oggi è la Mafia, anzi le Mafie in varie declinazioni) sembra realistico mettere l’accento sulla persona e sulla sua dignità. A fronte del reddito di cittadinanza e di 4,7 milioni di poveri “assoluti” il Reddito d’inclusione attuale, sembra piccola e trascurabile cosa dato che ha toccato solo 300.000 nostri connazionali. Non bisogna dar retta alla demagogia un po’ leghista per cui il provvedimento sarebbe un toccasana per gli sfaccendati del sud. L’osservazione rientra in un quadro da Italia da cartolina o da cabaret. Di fronte all’emergenza povertà l’innovazione legislativa appare adeguata. E a chi si preoccupa dei 15 o 35 miliardi di uscite possiamo ricordare che le congerie dei bonus renziani assomma a una spesa di 50 miliardi. Da una parte una riforma strutturale, dall’altra tante piccole inadeguate toppe di sistema.
DANIELE POTO