Bidoni, chimere e meteore della serie A transitano come un incubo per i tifosi nel libro “Da Adriano a Zahavi” che ripercorre le parabole di giocatori, attesi come messia dagli acquirenti, rivelatisi, per vari motivi degli investimenti sbagliati. In questo mondo del calcio la storia riparte dal dopo-Bosman, Prima lo straniero era quasi unico e solo nel tessuto di una squadra e quindi su di lui si condensavano attese spesso esagerate. Al contrario oggi si verifica l’esatto contrario: difficile rinvenire un solo italiano nella formazione base di una squadra leader. Dunque l’interesse maggiore, l’aura del bidone, ha appeal e interesse in quella che possiamo considerare una preistoria di mercato. Come dimenticare Luis Silvio alla Pistoiese, l’incredibile involuzione di Mendieta e De La Pena, una volta tesserati per la Lazio, la brevissima carriera di Adriano che alla Roma lascerà un mesto ricordo. Poi il caso unico di Gheddafi Junior, acquistato dal Perugia di Gaucci per motivi petroliferi vista l’interessata connection con il padre libico e una carriera mai sviluppata, alla fine troncata da un episodio di doping. Non potremo mai dimenticare per diretta esperienza personale ,l’aneddoto che riguarda il difensore spagnolo della Roma Cesar Gomez, autentico carneade del calcio italiano. A Trigoria i tifosi erano soliti assieparsi dietro la cancellata reclamando l’autografo dei vari Totti, Montella etc…Dopo una serie di prestazioni incolori un giorno un tifoso rovesciò la frittata e apostrofò così lo spagnolo: “A Gomez vie’ qui che te faccio un autografo…”, Nel rovasciamento dei ruoli il cinico riconoscimento di un fallimento. Altri giocatori rievocati: Guerrero, Abel Xavier, Portillo, Nonda, Zahavi, West, Tomic, Redondo, Quaresma, Jancker, Ma Mingyu, Larrivey, Calderon, Faty, Brechet, Davala. Un florilegio di illusioni svanite di fronte alla realtà del campo. Un’occasione per ravvivare la memoria del calcio che fu.
DANIELE POTO
Comments are closed for this post.