GLI EPURATI DELLA POLITICA SONO ASSENTI CON RAGIONE
ROMA-Le parlamentarie e/o la compilazione delle liste elettorali sono stati uno dei grandi momenti dello psicodramma politico dei nostri tempi, un veridico specchio per riconoscere il fallimento delle politiche degli ultimi venti anni oltre che dell’ultima legislatura. I transfughi di Renzi potrebbero essere tacciati di opportunismo strategico per aver fondato un altro partito (Liberi e Eguali) per sfuggire alle epurazioni renziane e per mantenere un posto al Parlamento e in Senato. E’ un sospetto corroborato dalle vistose purghe ai non affiliati tra chi è rimasto nel Pd. Sembra smarrito anche il rispetto per discrete carriere politiche nelle non ricandidature di Cuperlo, Chiti, Rughetti, Manconi, Tinagli. La fedeltà non è più al partito ma al leader secondo uno schema di prossimità che privilegia l’affiliazione personale a prescindere. I limiti del Rosatellum emergono nei “paracadute” riservati ai leader. E’ una legge che si rivelerà un boomerang sia verso la democrazia diretta del popolo sia verso i partiti che l’hanno votata. Sono usciti dal giro deputati scomodi, da destra e sinistra. A esempio quelli che si battevano contro l’azzardo, messi all’indice prima che dai segretari di partito, dalla fortissima lobby biscazziera che ispira Stato e istituzioni. E poi la beffa del nome sui simboli. Forza Italia con Berlusconi che fino a prova contraria è incandidabile e secondo la vulgata giurisprudenziale continua a rimanere “un delinquente abituale”. Tutti hanno aspirazioni di leader (Di Maio, Salvini, Berlusconi, Renzi) quando già sanno in cuor loro di non poterlo essere, percentuali alla mano. La congrega dei politicanti incapaci farà vincere con percentuali schiaccianti il primo partito, quello degli astensionisti, decretando il fallimento della democrazia partecipata. E nella corsa nel votare il meno peggio sembra favorito il Movimento 5 Stelle che ha meno ancoraggi del passato anche se presenta vistosi limiti nella personalità dei candidati e nella loro generale impreparazione.
DANIELE POTO
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