IL CASO SAVONA DIMOSTRA I LIMITI DELLA DEMOCRAZIA.(D.POTO)
ITALIA SOTTO SCACCO DEI POTERI FORTI
ROMA-Italia spaccata in due con l’effetto-Mattarella. Sinteticamente i partiti in ballo riassumono queste ideologie: i fautori del cambiamento indignati per lo scacco istituzionale che costringerà il Paese a quattro mesi di ulteriore attesa; i restauratori che difendono il diritto sacrale di veto di un Presidente della Repubblica su un Ministro. Diciamo chiaramente che siamo dalla parte dei primi. A nostro avviso Mattarella ha commesso un grave errore istituzionale che, se non giustifica l’ipotesi di tradimento (e relativa richiesta di impeachment) coinvolge un peccato originale non trascurabile. La messa all’indice di Savona è un boomerang che poteva essere neutralizzata da semplici considerazioni. Savona ha avuto incarichi istituzionali e persino confindustriali, non è un anarchico sovversivo ma un economista che vuole rimettere l’Italia al centro del progetto europeo e nei più recenti pronunciamenti non ha mai parlato di uscire dall’euro; il Premier designato Conte avrebbe avuto potere supremo d’intercetto nei riguardi di eventuali sue iniziativa anti-Germania; la preoccupazione di un regime democratico dovrebbe essere quella di rispettare la volontà del popolo espresso dalle urne e non di badare ai mercati e al pur sacrale diritto al risparmio. Il mite e pacato Mattarella ha fatto una palese invasione di campo in compiti dimostrando una volta di più che l’Italia è schiava della finanza internazionale, delle agenzie di rating, della Banca centrale europea. Ora che il “re è nudo” però le conseguenze possono essere quelle adombrate da D’Alema in un veridico fuori onda. Il politico ora in Leu è sempre più stato forte nella teoria che nella pratica e la sua frase potrà risultare profetica. “Se non viene insediato Savona questi (Movimento Cinque Stelle e Lega, ndr) alle prossime elezioni prenderanno l’80%”. Ogni decisione presa dall’alto, a priori, provoca nuove ondate di populismo. Sono tanti gli italiani che hanno riattualizzato la frase di Trump. “America first” è diventata “Prima l’Italia” in un rigurgito di sovranismo. In questo contesto di spaccatura radicale non si vedono margini di progresso per il Pd e Forza Italia, due partite destinate alla lenta e progressiva estinzione, come dimostrano i pronunciamenti elettorali in Val d’Aosta. Finirà che al prossimo giro Savona sarà Ministro dell’Economia a furor di popolo. E Mattarella non potrà dire di no, pena la sua residua credibilità.
DANIELE POTO